Linea diretta con Benny Castelli...
bennycastelli - martedì, 24 febbraio 2009 - 15:56 - commenti [popup]

festival-2009-sanremo-bonolis-laurenti35_132573Bravo, bene bis. Sintetica frase che però esprime quello che il bravo Paolo ha saputo costruire. Insomma, Sanremo 59esimo è stato un successo. Un successo in termini di share, termine che fa rabbrividire ma che spiega quanto siamo legati alle percentuali al giorno d'oggi, dove vige la via di mezzo non esiste più. Un successo anche in termini umani, intesi come risorse di uno spettacolo che negli ultimi decenni aveva perso in maniera quasi inevitabile l'appeal che si chiedeva in Mamma Rai. Ma oggi, postumi di questa sbornia piacevole che è stato quest'ultimo zibaldone canoro italico che, senza l'ausilio dei fiori, ha saputo colorare queste serate televisive sanremesi che da anni non avevano più lo stesso smalto oltre che il colore. Ebbravo Bonolis. Bravo ed intelligente. Intelligente e usefully, inteso come capace di usare quel marchio ed icona a suo uso e piacimento scorporandola finalmente dall'immaginario collettivo che cantava "sono solo canzonette". Saranno anche canzonette ma mai come in quest'edizione, così ben confezionate e spettacolari. Idee finalmente nuove che nessuno fino ad ora ha osato come, tutte su una, l'uso di maschietti belloni per la gioia delle signorine e signore che finalmente possono anch'esse godere della beltà in tivvù, cosa tutta maschile per ovvia realtà, no? E poi dieci e lode alla scenografia figlia dell'ingegno di quell'altro Castelli, il Gaetano, dove però si vede l'ovvia volontà di Paolino nell'avere una location diversa, meno distaccata da quei palcoscenici sanremesi del passato dove era netto il taglio da "io che conduco" e "voi mi guardate e guai a voi se v'avvicinate!". Ed invece lo spettacolo era più vicino, meno formale, più televisivo, meno teatrato e decisamente più piacevole alla vista e alla psiche del teledipendente, così meno lontano dai suoi eroi sul palco. Quindi, anche per me, Paolo: Bene, Bravo e (spero) Bis. Vedremo.

Be Cool.

Benny


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bennycastelli - lunedì, 02 febbraio 2009 - 17:11 - commenti [popup]

mike_francis01g

Carissimi Amici questo post è per salutare una persona eccezionale, un ragazzo sensibile ed autentico che ha saputo disegnare la propria vita come desiderava e che purtroppo da pochissimo non c’è più. Non mi fraintendete, non si tratta del solito pistolotto epitaffio per commemorare la scomparsa di una persona famosa ma di un vero e proprio saluto affettuoso ad una persona che ha scritto canzoni intense e dense non solo di emozione ma soprattutto di talento. Se il nome Francesco Piccioni non vi dice nulla sono certo che Mike Francis vi farà sobbalzare sulla sedia delle emozioni. Non solamente geniale compositore, raffinato interprete dell’anima più elegante della dance ma non solo di quella, attento costruttore di suoni e alchimista lunge nelle sue ultimissime produzioni, ci lascia, strappato al nostro mondo vivo e colorato. Canzoni come “Survivor” rimarranno nelle nostre orecchie di ragazzi degli “Ottanta” e le produzioni musicali sposate alla magnifica voce di Amii Stewart, sua musa, resteranno nella play-list di ogni cultore del buon suono. Mi dispiace tanto non poter più sapere che Francesco produrrà ancora e se questo vi potrà sembrare un pò egoistico cercate di comprendermi: non era un compositore qualunque e mi mancherà parecchio. Per chi non avesse mai avuto la possibilità di ascoltare un suo brano, cosa peraltro impossibile, vi ricordo che il suo “Best Of” è uscito da solo due settimane scarse, ulteriore testamento a tutti i suoi fan e splendido lascito artistico per chiunque volesse degustarne le eleganti “nuances” musicali. Io mi ascolto ancora una volta “Survivor”, nome oltremodo sconcertante in questo triste caso che l’ha voluto strappato ai suoi cari per colpa di un cancro. Ciao Francesco, e grazie per la tua sensibilità musicale, per la tua discrezione per la tua umanità assolutamente unica.

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bennycastelli - sabato, 29 novembre 2008 - 09:02 - commenti [popup]

lupoEcco il mio nuovo Editoriale sul Blog più amato della Radiofonia!

Benny


Categoria: radio, editoriale

bennycastelli - martedì, 02 settembre 2008 - 14:26 - commenti [popup]

22_235310La Spagna era nemmeno venti anni fa una nazione molto rurale, poco industrializzata e parecchio depressa economicamente con qualche problema istituzionale di troppo. Oggi è una Monarchia Repubblicana con ben delineati contorni, poche contraddizioni sociali in termini assoluti (seppur vi sia lo storico contrasto Basco) e molta democrazia, soprattutto in termini civili ed istituzionali. Sorvoliamo sulla storica decisione tutta Zapateriana relativa all'ok ai matrimoni gay che è già di per se una conquista civile e democratica ma è il rapporto della popolazione con le "proprie cose di tutti" che è illuminante e che, ancora una volta, allontana noi italiani anche dalla ormai lontana ex-povera Spagna Franchista e contadina che pensava solo a correre dietro ai poveri torelli. Certo, questo lo fanno ahimè ancora ma la via alla democratizzazione a più livelli è in Spagna un fatto di tutti e con il quale più o meno tutti gli spagnoli sanno convivere e con entusiasmo. Non rovinano le loro strutture due giorni dopo l'inaugurazione con scritte e vandalismi vari, non sporcano le carrozze dei propri treni (ad alta velocità che è degna di tale nome e non "pendolina" affatto) e non mettono le scarpe sulle poltrone solo perchè "tanto-non-è-roba-mia" che invece lo è eccome (se paghi le tasse, s'intende). Insomma, sono un cosiddetto paese civile che si gode le sue cose con piacere ed utilitarismo, come dovrebbe essere. E noi italiani invece non aspettiamo che la prima di Campionato per scassare i treni, dare immagine da quarto mondo al mondo che ci irride grassamente oppure ci ammazziamo in auto, tutti coperti di olio abbronzante, in autostrade liscie come mogano (legno con il quale ci si fanno anche le bare). Siamo tutti incollati al televisore aspettando di vedere quale velina sarà la velina con in dote quell'inutile bellezza-involucro che non sa perchè è nata col bel culo ma tantè e quindi è meglio pure guadagnarci qualcosa, no? Insomma, noi italiani mentre aspettiamo Miss Italia siamo al palo, in una Italia che vomita al pensiero di essere stata fatta da personaggi immensi che l'hanno unita e che per essa hanno lottato e dato la vita e che oggi dall'alto guardano in basso, molto in basso, ancora più giù, proprio laggiù e vedono uno stivale firmato diviso tra calciatori pagati milioni, millionare di plastica, politica che non sanno nulla di statismo e falsissimi miti di lacca che s'ammazzano su SUV luccicanti e s'arrovellano per un passaggio davanti a qualsiasi telecamera posta in piazza col telefonino ultima generazione all'orecchio del quale usiamo due sole funzioni: accendi e spegni (spegni, che è meglio). Suvvia, noi siamo italiani! Ed allora tutti ad imparare l'inno che c'è la Nazionale che gioca e, li si che siamo uniti, vince magari qualcosa: unico momento nel quale il tricolore spunta con fierezza, tutti dimenticandosi che è stato macchiato di parecchio sangue per permettere a queste miriadi di ragazzetti zainati, tutti con l'IPOD nelle orecchie e zero-assoluta voglia di educarsi a qualsiasi educazione, di essere quei grassi ragazzetti ben serviti e mal cresciuti che oggi sono, con i cinquanta euri in tasca perenni (quando va male). Non vorrei sembrare nichilista ma credo che ormai siamo in balia delle onde e, all'estero, se ne sono accorti e ci ridono dietro quel tanto che basta e con i giusti modi che nemmeno ce ne stiamo accorgendo. Eppure, il nostro Paese è un mitologico mondo fatto di storie millenarie e straordinarie che andrebbero decantate e non dimenticate o relegate in terza serata, quando i più sono a dormire il sonno dei giusti che pagano a rate tutto, compreso l'onore pur di avere, avere e sembrare. Insomma, finche la barca va noi italiani siamo veramente i più bravi al mondo a lasciarla andare... sperando di non incontrare qualche Iceberg...


Categoria: quotidiana, socialità


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